mercoledì 26 luglio 2017

Italia . Sostegno all’agricoltura?

Italia . Sostegno all’agricoltura?

L’agricoltura siciliana è al collasso. La concorrenza sleale, soprattutto dei prodotti che arrivano dal Nord Africa -dove non vi sono particolari prescrizioni sui diritti dei lavori o sulla trattazione dei prodotti-, non è più sostenibile. I frutti restano sulle piante, la miseria con la quale sarebbero comprati all’ingrosso non ripagherebbe neanche il costo di raccolta. Una tragedia per migliaia di famiglie siciliane.
A far sentire la vicinanza della destra politica al comparto dell’agricoltura siciliana ieri è arrivata a Vittoria (RG) Giorgia Meloni. «Fratelli d’Italia -ha dichiarato la Meloni- intanto porta la solidarietà a un comparto assolutamente abbandonato da governi che si sono occupati di tutto tranne dei problemi degli italiani. Noi siamo per la tutela del lavoro ‘italiano’ dei prodotti italiani e dunque del Made in Italy. La prima cosa e che dovrebbe fare un governo eletto dal popolo sarebbe ‘battere i pugni’ in Europa riguardo alcuni accordi dell’Unione Europea, accordi che hanno messo in ginocchio le nostri produzioni. Noi parliamo sempre dell’accordo tra l’Europa e il Marocco che ha chiaramente inciso sui nostri territori ma temo che non sarà meno grave l’accordo del ‘libero scambio’, recentemente approvato e che contro il quale stiamo conducendo una battaglia . Chiaramente si tratta di sostenere un comparto in difficoltà e le centinaia di famiglie che sono in condizioni di povertà , non perchè non producessero ma perchè oggettivamente se si fa libero scambio con economie che non rispettano i diritti, e quindi operai mal pagati, tutto finisce nella grande distribuzione , dato che pomodori che non vengono raccolti dovrebbero ‘ferirci’ . Basti pensare che un immigrato ha 37 euro al giorno e un italiano viene completamente abbandonato».

L’Ottimista. Se si agevolano le esportazioni dal Nord Africa si devono trovare evidentemente delle compensazioni per i nostri agricoltori.


Case popolari a Venezia

Case popolari a Venezia


Venezia una affittopoli come a Roma? Non ci sono motivi per affermarlo, per ora. Sulla gestione delle case popolari in città non sono emersi finora risvolti penali o scandalistici. Tuttavia sugli accertamenti dei requisiti degli inquilini con casa pubblica in laguna non tutto pare sempre filare per il verso giusto:  più di qualche anomalia emerge osservando da vicino i numeri dello sterminato patrimonio immobiliare pubblico veneziano.
10 EURO - Forse per qualcuno non sarà ragione di scandalo, ma a Venezia c’è, per esempio, qualcuno che per una casa comunale fronte San Marco paga 10.90 euro al mese.L’alloggio in questione è di 92 metri quadrati con due bagni finestrati. L’inquilino vive da solo, dopo la morte della madre, e non risulta avere reddito. È insomma un caso sociale, come quelli a cui l’Ater, l’ente che gestisce le case popolari, fa pagare canoni particolarmente di favore, che in qualche caso non superano i 15 euro al mese.
L’EREDITÀ - Ma qui c’è la prima anomalia. Perché,in conseguenza della legge regionale, la casa popolare è diventata un diritto acquisito, spesso difeso con unghie, denti e qualche astuzia. Basta che uno, ad esempio, sia sempre risultato residente con i genitori assegnatari della casa popolare, per ereditare lo stesso diritto. Va da sè che uno la residenza non deve cambiarla, ma può magari andare a vivere altrove. Vorrai mica rinunciare a una casa, benchè popolare, a Venezia... Se poi costui sta sotto la soglia di reddito dei 25mila euro l’anno, resta a tutti gli effetti un inquilino Erp (edilizia residenziale popolare). Se supera quella cifra e per due anni di fila guadagna (pardòn, dichiara) fino a 107mila euro lordi l’anno, perde i benefici Erp, ma mantiene l’alloggio, pagando un affitto proporzionale al reddito, ma fino a un massimo di 800 euro al mese. In altre parole: se un nucleo famigliare (di una o più persone) ha sempre risieduto nella casa paterna, mantiene il diritto ad avere la casa e al massimo paga 800 euro per qualsiasi tipo di alloggio, purchè per due anni di fila non superi i 107mila euro. Oltre, c’è la decadenza. E qui si inserisce la mozione presentata dai 5Stelle, per convincere il consiglio regionale a cambiare la legge.
IL TESORO - Ma Venezia ha anche un’altra anomalia: il numero di case pubbliche. Sono quasi 12mila: solo il Comune ne ha 5.508, di cui 2.500 circa tra centro storico e isole, per una popolazione residente di 84mila abitanti. A Padova, a fronte di 210.000 residenti sono 1.680 case del Comune. Cosa significa questo? Che a Venezia il ricchissimo patrimonio immobiliare pubblico ha, negli anni, dato sostegno o accontentato non pochi veneziani. Da un lato, ammortizzando gli effetti del carovita, dall’altro creando una sorta di abitudine a considerare la casa pubblica come un diritto radicalizzato negli anni, per di più ereditario. Un po’ come il posto auto al garage comunale, con tanto di rischio di favori o scambi, ai confini della liceità. Questo diritto a volte si carica di paradossi: come quegli inquilini che considerano anche la manutenzione ordinaria di pertinenza pubblica e arrivano al punto di lasciar scrostati i balconi di casa perché tanto «ci deve pensare il Comune». Interpretando, con questo, il concetto di "bene pubblico" non come un qualcosa che è di tutti e che va quindi salvaguardato da chi lo occupa (in teoria, temporaneamente), ma come un qualcosa per cui pagano sempre le casse comunali. Questa messe di case pubbliche, unita all’espulsione del ceto medio, che non ha alloggi popolari ereditati nè redditi sufficientemente bassi per entrare in graduatorie Erp, ha generato una difficoltà crescente di trovare una casa a prezzo di mercato. Al punto che c’è chi considera un furto pagare 900 euro al mese per un appartamento di 50 metri in pieno centro con terrazza, valore di mercato di un immobile in qualsiasi centro storico. Che nelle altre città è ormai una norma, ma qui è uno scandalo.
ALTRI PARADOSSI - Scorrendo l’elenco dell’anagrafe dei 5.508 alloggi di proprietà del Comune qualche domanda sorge spontanea. Ci sono infatti alloggi occupati dallo stesso nucleo familiare fin dagli anni Settanta o affitti che al massimo arrivano a 5mila euro all’anno, ma con una base di partenza che, in qualche caso, parte da 120 euro all’anno (10 euro al mese, appunto). In mezzo c’è di tutto: appartamenti restaurati così così, ma anche spaziosi piani nobili di palazzi. Mettiamoci poi anche il gioco tutto veneziano del "me-ga-dito"(che non è un ditone che incombe sulla città, ma la chiacchiera raccolta al bar o negli imbarcaderi), per cui addirittura ci sono signore che raccontano di case con vista San Marco a 7 euro il mese. Cifra che stride con certi tenori di vita. Ciacoè. Ma chi controlla? Il Comune ha affidato tutto a Insula, giusto per dare alla società un senso dopo la fine dei soldi della Legge speciale con cui si finanziavano i cantieri in città. Insula, oltre ad occuparsi delle manutenzioni, ogni anno manda un questionario agli inquilini per verificare la sussistenza dei requisiti. Quello del 2015 scadeva il 31 maggio. Ma ancora non è dato sapere come sia andata.
LA POLITICA - I 5 Stelle accusano: non si fanno più bandi dal 2010. La richiesta di case c’è, ma non ci sono alloggi, proprio perché manca un’attenta opera di revisione di chi ha i requisiti. Matelda Bottoni, battagliera "pasionaria" del diritto alla casa, spiega che «siamo arrivati a sei sfratti al giorno con la forza pubblica». Per dire che ci sono famiglie in mezzo alla strada che avrebbero bisogno come il pane di uno di quegli alloggi, non importa se con vista Piazza San Marco o vista viale San Marco. E la lista Casson interroga l’attuale amministrazione per avere il censimento e le modaltà di gestione del patrimonio immobiliare. Nel frattempo l’unico bando in vista, per metà febbraio, è per 80 appartamenti in social housing (da 450 a 750 euro al mese) dell’istituto Coletti. ilgazzettino.it/6.2.2016.

L'Ottimista. Ma chi è in grado da un punto di vista amministrativo di fare rispettare le norme che regolano le assegnazioni? La politica? perderebbe troppi voti. I dirigenti? saranno  mica matti dovrebbero affrontare procedimenti amministrativi a rischio contenzioso, meglio partecipare a convegni!
L'articolo non si chiede invece quante siano le case sfitte di proprietà del Comune e dell'Ater. A milano per esempio sono 9500 e non cale a nessuno!

Regolare gli Affitti Turistici a Venezia – RESET VENEZIA Apr 7, 2017

Regolare gli Affitti Turistici a Venezia – RESET VENEZIA Apr 7, 2017 

Dopo quasi due anni che, con la nostra ricerca sul fenomeno degli affitti brevi turistici a Venezia, abbiamo spinto la città e le istituzioni finalmente ad interrogarsi sul fenomeno noi di RESET Venezia pensiamo che sia arrivato il momento per TUTTI coloro che hanno a cuore Venezia di affrontare di petto la questione Turismo con tutte le sue implicazioni, senza penalizzare chi fa impresa in modo sostenibile per il tessuto cittadino.
Ci vuole finalmente una buona legge che sia compatibile con l’emergenza residenza che vive la città.
Per capire come intervenire, è però prima necessario fare chiarezza su quale sia la normativa vigente.
Nel nostro Paese il contratto di locazione è disciplinato, in via generale, dal Codice Civile, agli artt. da 1571 a 1614.
In realtà, però, prima con la L 392/1978 e poi con la L 431/1998, è stata introdotta una disciplina speciale, fortemente vincolistica, che, sia per le locazioni abitative, che per quelle industriali, commerciali, artigianali e di interesse turistico, imponendo, tra l’altro, la durata minima dei contratti, il limite all’aumento del canone parametrato all’ISTAT, le modalità per il rilascio.
L’art. 1, comma 2, lett. c) della L 431/1998 ha escluso però, comprensibilmente, che alle locazioni per finalità esclusivamente turistiche si applichino tali vincoli.
Con la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, la competenza legislativa in materia turistica è stata attribuita alle Regioni.
Con la L 246/2005, il Parlamento, al fine della riduzione e semplificazione delle leggi vigenti, ha delegato il Governo ad adottare decreti legislativi nei quali fossero individuate e raccolte le norme ancora vigenti, con particolare riferimento a quelle pubblicate ante 1970, e alla semplificazione o riassetto delle materie che ne erano oggetto, anche al fine della loro armonizzazione con le norme successive al 1970.
Il Governo ha dato attuazione alla delega in materia turistica, adottando il decreto legislativo n. 79 del 2011, che reca in allegato il testo unico delle norme statali vigenti, denominato Codice del Turismo.
Si tratta di un testo di natura compilativa, che non poteva debordare o derogare alla delega, né adottare disposizioni di natura innovativa rispetto alle leggi vigenti, né, tantomeno sconfinare nella competenza legislativa regionale.
All’art. 53 il Codice del Turismo dispone: “Gli alloggi locati esclusivamente per finalità turistiche, in qualsiasi luogo ubicati, sono regolati dalle disposizioni del codice civile in tema di locazione”.
Si tratta di un testo apparente neutro, che riecheggia l’art. 1, comma 2, lett. c) della L 431/1998.
In realtà, con un’interpretazione distorta, si è inteso che tale art. 53 abbia posto una sorta di riserva di legge statale, dato il richiamo al Codice Civile.
Così non è e, se così fosse, sarebbe costituzionalmente illegittimo sia per eccesso di delega, sia per violazione della riserva costituzionale di legge in capo alle Regioni.
L’art. 1, comma 2, lett. c) della L 431/1998 non fa alcun riferimento al Codice Civile, né esiste alcun’altra disposizione legislativa che ponga una simile riserva in tema di locazioni per finalità esclusivamente turistiche.
Il Codice del Turismo o, più precisamente il “Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, a norma dell’articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246” è una raccolta organica delle disposizioni di legge statali vigenti in materia turistica, quindi è assolutamente senza senso che sia stata inserita una norma relativa a un attività (gli alloggi locati per finalità esclusivamente turistiche) che si assumano attenere esclusivamente alla materia delle locazioni e non a quella “dell’ordinamento e mercato del turismo”.
La stesse legge di delega (L 246/2005) aveva previsto come avrebbero dovuto essere regolati i rapporti dei decreti legislativi (complilativi) con le leggi regionali, nelle materie in cui la competenza era divenuta regionale e lo fa all’art. 14, comma 14bis, che così dispone: “Nelle materie appartenenti alla legislazione regionale, le disposizioni normative statali, che restano in vigore ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131, continuano ad applicarsi, in ciascuna regione, fino alla data di entrata in vigore delle relative disposizioni regionali”.
Dunque, correttamente interpretando le norme, si dovrebbe ritenere che il Codice del Turismo, per il fatto stesso di aver inserito nel proprio art. 53 (sistematicamente inserito nel Titolo I “Contratti”)gli alloggi locati esclusivamente per finalità turistiche, ne abbia riconosciuto la natura di locazione turistica e non meramente abitativa.
Così come dovrebbe essere pacifico che, trattandosi di materia di competenza legislativa regionale, per effetto dell’art. 14, comma 14bis della L 246/2005, le Regioni possono esercitare la propria potestà, abrogando le pregresse, diverse norme statali raccolte nel Codice del Turismo.
In tale quadro, la Regione Veneto ben potrebbe, già ora, modificare l’articolo 27/bis della Legge Regionale 11 2013 (verso cui per questioni fiscali e di semplificazione burocratica stanno migrando anche coloro che fino a ieri ricadevano sotto l’articolo 27), che crea una occasione troppo golosa rispetto ad una affitto 4+4 per chi ha a disposizione un immobile a Venezia.
Ovviamente l’intento di Reset Venezia non è penalizzare chi fa questa attività in modo saltuario e nemmeno coloro che la fanno con tutti i crismi dell’imprenditorialità, ma sappiamo benissimo che la maggioranza degli appartamenti che ricadono sotto la 27/bis sono in offerta tutto l’anno rendendo di fatto l’attività di locazione una vera e propria attività ricettiva e come tale deve essere normata e tassata, senza poter accedere alla cedolare secca che deve rimanere un incentivo per chi affitta in modo saltuario o a residenti.
Basterebbe quindi che la Regione Veneto modificasse il citato art. 27 bis come segue:
“1. Gli alloggi offerti in locazione, per un periodo complessivo massimo di 90 giorni annui, esclusivamente per finalità turistiche, ai sensi dell’articolo 1 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, senza prestazione di servizi, sono strutture ricettive alle quali, ai fini della presente legge, si applicano solo le disposizioni di cui al presente articolo”.
I 90 giorni annui potrebbero essere elevati, a esempio a 120: si tratta di una scelta politica che compete alla Regione.
Ovviamente dovrebbe essere modificato anche il regime sanzionatorio, oggi del tutto inadeguato.
Data peraltro l’errata, ma pervicace interpretazione che viene data all’art. 53 del Codice del Turismo, sarebbe nel contempo opportuna un’immediata modifica con legge dello Stato, in modo da uscire dallo scacco del conflitto di attribuzioni.
Basterebbe a tal fine così modificare l’articolo 53:
“Gli alloggi locati esclusivamente per finalità turistiche, in qualsiasi luogo ubicati, costituiscono attività ricettiva e sono regolati dalle disposizioni del codice civile e dalle norme in tema di turismo”.
Su questi due fronti Reset Venezia sta agendo in ogni sede opportuna con contatti sia a livello amministrativo locale che regionale e nazionale.
Data la delicatezza e l’importanza della questione, invitiamo tutti, Istituzioni, partiti, associazioni di categoria, imprenditori turistici, associazioni civiche e cittadini, a collaborare con noi e fare propria la nostra battaglia.


L’Ottimista. Dopo avere creato il caos nelle materie di competenza le regioni tentano di impadronirsi anche della disciplina del codice civile. Il caos legislativo sarà totale.
Glia aspetti fiscali comporteranno l'ulteriore deprezzamento del patrimonio immobiliare e la piccola proprietà  sarà costretta a vendere.
Il problema fiscale, invece, è evidente chi fattura più di 7.500 euro deve aprire partita IVA! 

Indice di gradimento del mio sindaco.


Egr. Avv.
Il nostro sindaco  a metà mandato ha fatto sapere che si ricandiderà.
Lui infatti si trova bene rappresenta dappertutto Italia ed Estero le istituzioni partecipa a tutti i convegni letterari e si dà molto da fare per la cultura e per la solidarietà.
Noi cittadini non ci troviamo così bene.
I miei figli se ne sono andati perché la città offre poco, non esistono praticamente opportunità per i giovani.
Le attività economiche son tartassate dall’aumento delle rendite catastali.
In centro costa troppo parcheggiare e la gente finisce al supermercato.
C’è una percezione di insicurezza. Se uno abita in periferia ha paura di uscire la sera.
Io non mi sento molto solidale anzi se non avessi qualche anno di troppo cambierei città se non paese.
Distinti saluti.

Cesare Fedeli


Risposta
E' un sentimento troppo diffuso  ma la gente non si indigna abbastanza e tutto rimane immobile. Fino a quando?

Macron. Libia Accordo. Ruolo Italia


E' con l'elogio del premier libico Fayez al Serraj e dell'uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar, che il presidente francese Emmanuel Macron ha aperto la conferenza congiunta dopo il vertice di Celle-Saint-Cloud alle porte di Parigi, che si è concluso alle 18.20 di oggi pomeriggio: "Il coraggio da voi dimostrato oggi, essendo presenti qui e concordando questa dichiarazione congiunta è un elemento storico, perché vi assumete il rischio di lavorare insieme per un processo di riconciliazione nazionale e per la costruzione di una pace durevole".
Un processo di riconciliazione che porterà a elezioni nella primavera 2018 e che deve avere come obiettivo a breve "eliminare traffici d'armi che alimentano il terrorismo, ed il traffico di esseri umani che alimentano le vie migratorie".
Dopo aver ringraziato il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, per il raggiungimento di questo risultato diplomatico, il presidente francese ha quindi ricordato che Serraj e Haftar si sono "impegnati a rinunciare alla lotta armata, tranne che contro i gruppi terroristici, e ad un processo di cessate il fuoco essenziale per qualsiasi progresso, con l'accordo poi per andare a un processo elettorale in primavera, naturalmente nel contesto dell'accordo (Onu) di Skyrat.

Nella dichiarazione congiunta letta al termine dell'incontro, i due leader libici si sono dunque impegnati per un cessate il fuoco e per elezioni parlamentari e presidenziali da tenere in primavera. "Ci impegniamo per un cessate il fuoco e a evitare ogni ricorso alla forza armata per qualsiasi motivo che non sia di antiterrorismo", recita la dichiarazione, in cui si sollecita la smobilitazione dei combattenti delle milizie ancora attive nel Paese e la creazione di un esercito regolare. L'accordo siglato oggi è un grande successo per il nuovo presidente francese Macron. repubblica.it/esteri/2017/07/25.

L'ottimista. Senza l'intervento di Angelino Alfano l'accordo Francia Libia non si sarebbe potuto fare quindi complimenti al nostro Angelino per l'attività profusa in quest'opera di mediazione tutta sott'acqua.
Che dire poi della nostra Mogherini: Insuperabile e del commissario Onu per l’Africa: Romano Prodi: eccezionale veramente.

Quando le leggi sono necessarie?

Egregio Direttore
L'esercizio della funzione legislativa crea più benefici o più danni? Abbiamo bisogno di una legislazione intricata e paralizzante e di funzionari  solerti nel legiferare e poco risoluti nell'emanare provvedimenti? Forse per questo le imprese strutturate cercano altri mercati dove possono sopravvivere lasciando​ però  a casa i lavoratori italiani?
Semplificare  significa anche ridurre i centri legislativi ora troppi e troppo autonomi rispetto alla norma dello stato centrale? Distinti saluti.
Cesare Fedeli

Risposta
parlare di semplificazione con il diluvio legislativo attuale sembra ridicolo.
Le leggi sembrano fatte per aumentare il potere delle oligarchie( quelle dei diritti acquisiti) e per fare diventare i cittadini dei sudditi senza diritti.

martedì 25 luglio 2017

Poesie. Sensazioni

Sensazioni


Ho percorso molte strade
per condividere il piacere
di passare poche ore con te,
per sentire il suono delle tue parole,
per vedere il sorriso nei tuoi occhi,
per odorare il profumo dei tuoi capelli,
per toccare le tue mani,

per baciare la tua bocca.